I colori dell'anima
La Psicologia dell’Arte e l’Arte della Psicologia

Questo progetto nasce dal desiderio di conciliare e integrare due approcci diversi al mondo delle emozioni, quello psicologico-analitico e quello artistico-espressivo. L’arte risveglia le "emozioni", sia in chi la produce, sia in chi la osserva da spettatore esterno. Similmente le emozioni si risvegliano nella relazione che s’instaura tra il paziente e lo psicologo. Lo sforzo del paziente è quello di entrare in contatto con le proprie emozioni, riconoscerle e accettarle. Lo psicologo osserva e guida l’altro nel prendere consapevolezza delle motivazioni inconsce che guidano il comportamento. E’ come se il paziente e lo psicologo componessero insieme un’opera artistica, l’opera che narra la vita del paziente, l’uno come artefice, l’altro come osservatore attivo, dando vita a nuove forme e producendo, in modo creativo, nuovi percorsi percorribili. Il canale della produzione artistica è un canale espressivo che può facilitare il lavoro psicologico su un piano, che non è quello razionale e verbale ma analogico e metaforico. Quando cerchiamo di esprimere verbalmente le nostre emozioni, talvolta, mettiamo in gioco dei meccanismi di difesa; con la razionalità tentiamo di spiegarci delle cose aggiustandole a proprio piacere. Il segno e l’espressione artistica hanno un contatto più diretto con il significato, rappresentano, senza interferenze e in modo più diretto, il nostro mondo emotivo.


Metodologia
Sei incontri di due ore con la guida di due conduttrici di formazione complementare, psicologica e artistica. Il lavoro si basa sull’uso libero del colore e di materiale di vario tipo. Il gruppo prende vita e si anima, guidato dalla conduttrice mediante tecniche della gestalt. L’obiettivo è quello di far emergere le emozioni e dargli forma attraverso l’esperienza artistica ed espressiva, per raggiungere nuove consapevolezze su cosa anima la nostra interiorità e il nostro comportamento.
Referenti
Nada Rugiati, artista, Cell.+39 347 8531580
Dott.ssa Marmugi Antonella Cell.+39 338 8359422
La voce e il suono nella Gestalt:
Gruppi esperienziali e laboratori musicali
Introduzione storico-culturale dell’importanza del canto
- Il canto ha sempre esercitato un potere nella mente dell’uomo, tanto che gli antichi gli attribuivano doti magiche. Dimostrazioni dell’utilizzo del canto “magico” le possiamo ritrovare negli Egizi (che lo utilizzavano per il trattamento della sterilità, dei dolori reumatici e delle punture di insetti) e nella Grecia classica (per lenire il dolore di sciatica e di gotta), ma possiamo affermare che in tutte le culture dell’antichità, musica e medicina erano strettamente legate.
- Il “sacerdote medico” sapeva che il mondo era organizzato secondo principi musicali e che il ritmo e l’armonia dominavano la vita del cosmo. La musica, così come la intendono musicisti, sciamani, sacerdoti, profeti e filosofi, rappresenta un microcosmo dell'ordine dell'universo che segue leggi cosmologiche.
- La scoperta degli antichi fu quella di riconoscere alla musica la capacità di esercitare un potere “incantatorio” sulla parte irrazionale dell’uomo e il dono di procurare benessere e ricostituire l’armonia perduta nei casi di malattia. Le danze in cerchio, le improvvisazioni musicali e il canto sono tra gli strumenti, usati dal genere umano, di etnie e culture diverse, riconosciuti come forme più antiche e più efficienti per propiziare un dialogo interiore e per creare armonia in un gruppo di persone. Secondo la filosofia orientale, il canto ci consente di aprire i nostri chakras, specialmente quello della gola e dell’espressione creativa, che è sede di emozioni intrappolate.
- Gli sciamani utilizzano il canto per creare stati di attenzione e di coscienza espansa, per portare la propria tribù o un paziente a pellegrinare per mondi paralleli, dove, grazie alla forza di un mantram, si risvegliano alcune dimensioni della memoria e alcuni archetipi.
Per gli antichi la salute è uno stato armonico che può essere recuperato con l’aiuto della musica e del canto, anche nel caso di malattie neuro degenerative gravi. - L’attivazione di frequenze acute permette inoltre una “ricarica” della corteccia cerebrale (che si nutre per il 95% di stimoli sonori), prevenendo così stress, ansia, fatica.
- Nella metà del secolo scorso sono cominciate le ricerche scientifiche relative alle modificazioni fisiologiche indotte dalla musica, attraverso la misurazione dei suoi effetti riguardo alla respirazione, al ritmo cardiaco, alla circolazione e alla pressione sanguigna. La musica agisce sul sistema nervoso e su tutto ciò che è governato da questo, poiché agisce sul sistema neurovegetativo e facilita la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno.
- Cantare rafforza il senso di appartenenza a un gruppo, unifica in uno spirito comune, facendoci recuperare la capacità di giocare, di sentirci bimbi, provocando la vicinanza fisica e il calore emotivo tra i partecipanti. Il gruppo vive un senso di appartenenza, si crea una identità collettiva, rassicurante, che ci fa sentire capaci di liberare qualcosa che abbiamo dentro.
Prospettive terapeutiche
- Il Canto cura l’individuo e il gruppo che canta, così come cura chi ascolta; restituisce potere di espressione all’individuo e ci riconduce alla forma ancestrale della tribù riunita intorno al fuoco, per creare un istante di magica comunione. Attraverso il canto possiamo trasformare la realtà. La musica, infatti, superando i filtri logici e analitici della mente, riesce a entrare direttamente in contatto con i sentimenti e le passioni più profonde e a stimolare la memoria e l'immaginazione fino a provocare vere e proprie reazioni fisiche.
- La vibrazione della nostra voce è capace di smuovere l’energia sottostante e di far riemergere la memoria di vissuti antichi e recenti. Il suono lasciato andare senza il controllo della mente, mediante canti improvvisati o parole senza senso, apre un canale primordiale per l’espressione autentica di sé, provocando spesso lo scioglimento dei nodi emotivi.
- Questi Gruppi ci permettono di scoprire cosa ha da dire la propria voce, dando voce al dolore, alla sofferenza, alla tenerezza, all'amore e all'allegria, liberandola di tutti “i non detti”, nel qui ed ora. In gruppo o da soli, il canto può diventare un'attività liberatoria. La voce, infatti, rispecchia le condizioni mentali, fisiche ed emozionali di una persona: è lo specchio dell'anima. Le attività di musicoterapia sono molto utili per chi ritiene di essere stonato. Spesso chi non riesce a intonare bene una sequenza di suoni ha la sensazione che la sua voce sia come bloccata. In questi casi, alcuni semplici esercizi aiutano a liberare la respirazione da tensioni accumulate in seguito a stress fisico o emotivo. È opportuno infine ricordare quanto la malattia possa alterare la voce, modificarne il timbro, eliminare le modulazioni: voce velata, spezzata dell'ansia, voce atimbrica dello schizofrenico… in questo senso, "ritrovare la voce" significa ricostruire la personalità.
- Lo scopo di questa esperienza è quello di sensibilizzare alle proprie emozioni e di rimuovere paure, complessi, atteggiamenti negativi e di coinvolgere la persona valorizzando le sue potenzialità positive anche a livello musicale. In questo lavoro non si può sottovalutare la potenza del gruppo. I suoni che emergono rivestono di vitale importanza, l’energia che circola è incredibilmente influente e gli armonici che si creano sono di una bellezza disarmante. L’ascendente di questo lavoro richiede una certa capacità di mettersi in gioco e superare le proprie paure del giudizio.

